Secondo piano

Nel secondo piano del Museo si aprono le ultime tre sale che conservano alcuni tra i materiali più preziosi esposti al pubblico: 

SALA X - Armamento:

Nella prima sala del piano il visitatore è accolto dalla grande vetrina dell'habitus militis conserva elementi dell'equipaggiamento (armi offensive e difensive) e dell'abbigliamento in uso ai fanti ed ai cavalieri dell'esercito regolare romano ed ai reparti di ausiliari (auxilia).

SALA XI - Ornamentazione:

Sono qui raccolte le testimonianze relative all'abbigliamento e all'ornamento della persona, distinte a seconda dell'ambito, femminile e maschile, ed articolate seguendo un arco temporale che dalla piena età imperiale porta al VI-VII secolo. Riguardo all'ornatus muliebre, si ha un'eccezione a quanto detto in un orecchino in oro con pendente in granato, nel quale si ravvisa il gioiello più antico ritrovato ad Aquileia: esso, infatti, di fattura tarantina, appartiene al II sec.a.C. e va accostato alla collana aurea con pendenti conformati a conchiglia, della prima metà del II sec.a.C. L'arco temporale così delineato viene chiuso intorno alla metà del V sec.d.C. da un massiccio anello in oro, con castone applicato.  Spicca la presenza delle duecento piccole appliques a forma di mosca, in oro, destinate ad essere cucite sulla veste, secondo un costume tipico di classi socialmente elevate e rispondente a costumi di lontane ascendenze orientali (II sec.d.C.). Tra gli anelli si distinguono per il gioco cromatico fra il supporto in oro, specie se traforato "a giorno" (opus interrasile), e le pietre incastonate, gli esemplari del periodo tardo- antico, alcuni con iscrizioni che li qualificano come "oggetti parlanti", pegni amorosi o estremi doni funerari.
Chiude la rassegna il corredo della dama gota di Monastero, composto da una coppia di fibule a staffa e da una fibbia di cintura, in argento dorato con almandini (525- 550 d.C.).

Passando all'esame dell'elemento maschile, si sono privilegiate le testimonianze di ambito militare, quali le guarnizioni di cinture e la classe dei doni e delle decorazioni (falere). Inoltre, è esposto qui il bellissimo elmo in ferro con parti ornamentali in argento, bronzo e rame (tipo Weisenau), recuperato in una cisterna romana nella parte occidentale della città: il ritrovamento può essere imputato alle lotte per la successione alla guida dell'impero dopo Nerone del 69 d.C. (si ricordi l'episodio che portò alla proclamazione di Vespasiano). Il secondo elmo presente in vetrina introduce al periodo tardo- antico: consta di tre parti (paranuca e paragnatidi), in origine fissate ad un rivestimento in cuoio. Finemente ornato a sbalzo, appartiene ad un tipo raro, portato da ufficiali di alto rango.

Nella stanza è collocata anche una vetrina di tipo particolare, ideata per l'esposizione di due fra i più importanti reperti di recente ritrovamento in Aquileia. Si tratta della testa ad applique in bronzo, dal pozzo nella parte orientale del Foro, raffigurante un Vento, e la testa virile in bronzo dorato dal pozzo della parte occidentale del Foro: essa ritrae un uomo di età matura, verosimilmente un imperatore, e risulta databile al pieno III sec.d.C. I segni di violento distacco dal busto potrebbero essere conseguenza di un repentino cambio di potere.

Passando alle ambre, si trova qui raccolta la collezione più importante restituita dal mondo antico. Si consideri che la città è stata il principale punto di lavorazione del materiale grezzo, che giungeva dal Mar Baltico attraverso i valichi alpini. Aquileia si poneva, infatti, come il terminale della cosiddetta "via dell'ambra", la strada commercialmente più importante fra l'Europa del Nord e il bacino mediterraneo. Si credeva che l'ambra possedesse varie virtù magiche e terapeutiche per la sua stessa natura: assai varie perciò sono le categorie di oggetti con essa realizzate, come statuette a tutto tondo, collane e anelli, variamente lavorati, con valore di amuleti. Legata alla toeletta femminile è invece una serie di manufatti come le pissidi finemente intagliate, che potevano servire a contenere creme e belletti, e le teche di specchio.

SALA XII - Numismatica:

Le vetrine sono state progettate in modo da riproporre l'aspetto di un forziere: in esse le monete sono esposte secondo una concezione di carattere eminentemente didattico, con affiancate ricostruzioni del potere d'acquisto dei nominali. La collezione museale comprende oltre 40.000 esemplari: da essa sono state selezionate le categorie più interessanti, nelle quali sono comprese le emissioni della zecca di Aquileia e le monete auree. La zecca, com'è noto, è stata aperta da Diocleziano nel 295 d.C. circa, nel quadro di una riorganizzazione generale della compagine imperiale: in funzione fino al 425, forniva il numerario bronzeo per le truppe attestate sulle linee di difesa dei confini orientali. Si ignora dove fosse ubicata: in via ipotetica si potrebbe pensare ad una sistemazione nei pressi della Basilica forense. In quanto alle monete d'oro, sono esposti esemplari splendidi, che al metallo prezioso uniscono coniazioni incisive per stile, specie nella resa dei ritratti imperiali.