Primo piano

Nel primo piano sono raccolte le testimonianze di quelle che negli studi sono state definite "arti minori", per le quali si preferisce attualmente l'espressione, non riduttiva, di "artigianato artistico", e i prodotti di attività manifatturiere. Nelle sale, infatti, sono disposte le categorie maggiormente rappresentative del ruolo rivestito da Aquileia nel quadro dei commerci - la glittica e le ambre- e le manifestazioni della piccola bronzistica, dell'industria ceramica e vetraria.Una sola eccezione a quanto detto è data dalla sala dei culti di età tardo- imperiale, dove ad una esposizione meramente tipologica sono stati privilegiati criteri espositivi che indicano i reperti quali tramiti per esprimere credenze religiose e gestualità cultuali.

SALA V - Glittica:

Nella sala sono esposti i prodotti dell'artigianato artistico, ossia una serie eterogenea di manufatti funzionali o ornamentali accomunati dalla preziosità dei materiali (pietre dure, ambre, avorio) e dalla cura posta nella lavorazione. La produzione aquileiese appare unica nel panorama offerto dall'Italia settentrionale. Le officinae termineranno le loro attività per motivi contingenti (l'interruzione delle forniture di materiale grezzo per le pressioni barbariche) solamente alla fine del III sec.d.C., dopo avere irradiato i prodotti dalla Britannia alla Pannonia. Cominciando dalla glittica -l'arte dell'intaglio su pietre dure -, le gemme costituiscono una delle classi maggiormente rappresentative del patrimonio archeologico aquileiese. Il numero di esemplari rinvenuti è infatti talmente cospicuo (oltre 10. 000 pezzi) da indicare nella città il centro di produzione più importante dell'Italia centro- settentrionale. In essa operavano diverse manifatture, oggi identificabili attraverso gli stili adottati o i tipi di figurazioni.
La maggior parte delle gemme presenta dimensioni contenute e risulta perciò adatta, come ricorda Plinio il Vecchio, ad essere incastonata in anelli. Vanno citati, infine, i manufatti realizzati in quarzo ialino (cristallo di rocca), materiale caricato di poteri affini a quelli dell'ambra (validi specie per le donne), in avorio e in osso.

SALA VI - Culti tardo-imperiali:

E' stata da poco riallestita con nuove vetrine, per le quali è stato studiato un percorso che ponesse il visitatore in contatto con oggetti, per lo più di uso privato, afferenti alla sfera religiosa, per un periodo che dalla piena età imperiale trova completamento nel pregevole lampadario paleocristiano.Una vetrina è stata reinterpretata quale sede per la ricostruzione ideale di un larario, il sacello domestico ospitato tradizionalmente nell'atrio della casa, in cui venivano venerati i Lari (spiriti degli antenati). Pur non trascurando il senso religioso legato alle figure imperiali (spicca il ritratto postumo di Sabina, con segni di rilavorazione ottocentesca) si è voluto dare particolare risalto alle credenze connesse ai riti misterici: Aquileia infatti ha restituito un numero molto alto di testimonianze sulle religioni giunte dall'Oriente, le quali, dopo riti di iniziazione segreti ("misteri"), offrivano agli adepti garanzie di benessere e salvezza. La posizione geografica ed i ruoli di scalo commerciale e di sede militare rendevano il tessuto urbano quanto mai ricettivo. La presenza misterica meglio attestata nella città fra I e III sec.d.C. risulta quella di Iside, dea della maternità e della rinascita; ad essa si accompagna il suo corteggio, dato dallo sposo Serapide e dal figlio Arpocrate. L'importanza data al culto isiaco trova espressiva testimonianza nel nome dato al quartiere a Nord del Porto, detto "ab Isidi et Serapidi" per la presenza del santuario. Si sono raccolte anche attestazioni sul dio Mithra, assimilato al Sole Invitto, venerato ad Aquileia in più luoghi cultuali (mitrei): uno di questi si trovava a Monastero, come prova il rinvenimento del rilievo, il cui calco è esposto nella sala IV. Nella sezione dedicata al Cristianesimo si sono privilegiati oggetti appartenenti alla sfera personale, per offrire una visione della gamma di manufatti influenzati dal credo religioso, a completamento di quanto illustrato dal Museo Paleocristiano: spicca il lampadario, trovato in Piazza Capitolo in un vasto complesso, consistente nell'Episcopio, entro uno spesso strato di bruciato da riferire all'incendio attilano.

SALA VII - Ceramica e terracotta:

Può essere utile per la comprensione di quanto offerto con l'esposizione ricordare che il vasellame fine da mensa è il risultato finale di una serie di operazioni che lo rendono un prodotto prezioso per la comprensione della società antica. Esso infatti risponde a gusti dettati dall'evolversi di mode, leggibili nel passaggio dalle stoviglie nere a quelle rosse, e rientra in un complesso sistema commerciale, nel quale Aquileia ha rivestito un ruolo di mercato particolarmente ricettivo, fin dai tempi più antichi. Come illustrano le stesse vetrine, molto apprezzata era la produzione detta "terra sigillata", ottenuta con tornio e impressione di matrici (sigilla) a scopo decorativo, caratterizzata dal tipico colore rosso, ottenuto con una cottura di tipo ossidante. Essa è presente ad Aquileia dall'inizio della produzione, nata ad Arezzo intorno alla metà del I sec.a.C., per sostituire quella nera usata sino ad allora. Sul fondo compare un marchio di fabbrica (bollo) con il nome del proprietario: in alcuni tipi essa, invece, compare sulla superficie del vaso. I ritrovamenti aquileiesi rispecchiano in maniera chiara e completa l'avvicendarsi dei fenomeni economici che portano al declino delle produzioni italiche e al subentro di quelle galliche e africane: queste ultime continueranno dal I al V secolo, fin oltre l'episodio attilano. La lunga sequenza termina con i prodotti della fornace di Carlino, a poca distanza da Aquileia: ritrovati nella discarica offrono una preziosa documentazione su un periodo molto circoscritto (fine IV- inizi V).  Non vanno trascurate le testimonianze relative ai sistemi di illuminazione date dalla lucerne, delle quali Aquileia era anche sede di produzione, oltreché di smistamento commerciale. Si ha una vasta campionatura, che copre tutte le tipologie sviluppatesi per un arco di tempo di circa sei secoli. Infine, in una parte della sala è presente un settore dedicato alle "terrecotte architettoniche", ossia al materiale di rivestimento e di decorazione di strutture edilizie. Le più antiche attestano come la città, superate iniziali difficoltà di tipo logistico, avesse iniziato una sicura crescita a partire dalla fine del II sec.a.C. 

SALA VIII - Bronzi:

Anche questa sala, come la precedente, offre una visione di carattere eterogeneo: nelle vetrine sono raccolti manufatti bronzei che spaziano dall'abbigliamento (fibule, fibbie) alla devozione verso gli dei (statuette), dalla suppellettile domestica (decorazioni per mobili, lucerne) alla toeletta personale (specchi, strigili). Le fibule, usate come una sorta di spilla per fermare abiti e mantelli, rientrano in varie tipologie, (ciascuna esemplificata da parecchi esemplari, taluni in fase di lavorazione), che si evolvono nel tempo per mutamenti di moda o per rispondere alle esigenze di particolari categorie di utenti, come i soldati. A ideale prosecuzione di quanto ambientato nel larario della sala IV, si pone la ricca rassegna di bronzetti rappresentanti varie divinità: la serie inizia con gli esemplari arrivati dall'Etruria e dal Lazio fra V e II sec. a.C., a testimoniare la presenza di un emporio santuariale. In epoca imperiale la devozione degli aquileiesi si rivolge spesso verso Ercole, Fortuna e Mercurio, ossia per numi che tutelano commerci e ricchezza, fatto comprensibile per il ruolo rivestito dalla città nell'ambito dei traffici. Alla decorazione di mobiletti potevano servire elementi figurati a piede (terminazione di zampe di sedili) e appliques variamente sagomate. Di grande interesse per l'estrema rarità dei ritrovamenti dovuti alla rifusione in antico del metallo, è il gruppo di lucerne, nel quale, accanto a forme relativamente semplici, si hanno rari esemplari di grande valore estetico nelle forme e nel rendimento dei particolari.

SALA IX - Vetri:

La cospicua quantità di vasellame vitreo recuperata ad Aquileia, esemplificata dalla ricca esposizione, fa supporre l'esistenza nella città di officine attive a partire dal I sec.d.C. Una conferma è stata data dal ritrovamento di scorie di lavorazione, che attestano anche l'estrema varietà di prodotti e tecniche. Passando ad un esame necessariamente rapido dei reperti, si può iniziare segnalando le produzioni più correnti, che comprendono contenitori per profumi (balsamari) e vasellame da mensa (olle, coppe e piatti). Si hanno anche forme più complesse, come le bottiglie con beccuccio, usate come contagocce per travasare in piccoli recipienti liquidi che non dovevano essere spanti. Prodotti di grande bellezza sono esemplificati dai balsamari soffiati a stampo che prediligono forme zoomorfe (conchiglie, sacre a Venere e perciò usati da donne) e fitomorfe (grappoli d'uva e datteri, questi ultimi di particolare buon augurio, in quanto il frutto veniva offerto a Capo d'Anno). Vanno segnalati i vetri più raffinati della collezione, costituiti dai recipienti, specie coppe e balsamari, in vetro murrino, millefiori e vetro- mosaico. Spicca la stupenda scatola a nastri d'oro, con coperchio, nella quale, attraverso lavorazioni complesse, si dispongono strisce di vetro traslucido di vari colori con incorporata una foglia aurea. Fin qui si sono citate produzioni di I- II secolo: per il periodo tardo- antico si porta all'attenzione un tipo di bicchiere ornato da bolli colorati, forse usato come lucerna per l'orlo non rifinito.